Il Blog dei Gatti
Il gatto di Schroedinger

IL GATTO DI SCHROEDINGER: l’enigma felino

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Creato nel 1935 dal fisico austriaco Erwin Schrödinger, questo esperimento di pensiero, denominato appunto “Il gatto di Schroedinger”, è stato progettato per mettere in luce le difficoltà con l’interpretazione della teoria quantistica . La teoria quantistica è molto strana. Dice che un oggetto come una particella o un atomo che aderisce alle regole quantistiche non ha una realtà che può essere bloccata fino a quando non viene misurata. Fino ad allora le sue proprietà, come lo slancio, sono codificate in un oggetto matematico noto come “funzione d’onda” che essenzialmente dice: se si effettua una misurazione, ci sarà una serie di possibili risultati. Cerchiamo di capire qualcosa in più col nostro articolo

enigma gatto Schroedinger
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Il gatto di schroedinger

Al fisico viennese Erwin Rudolf Josef Alexander Schrödinger, insomma, dobbiamo la scoperta del più sbalorditivo dei talenti dei gatti.

Nel 1935, il professor Schrödinger viveva a Oxford con due donne – la moglie e l’amante – e un gatto di nome Milton. Il ménage famigliare così fuori dagli schemi che era riuscito ad assicurarsi sarebbe dovuto bastare a indicarne l’intelligenza superiore ma, evidentemente, Milton aveva sottovalutato il padrone. Non si accorse che, con le sue indagini, avrebbe finito con il rivelare uno dei più grandi segreti del mondo felino. Avrebbe ispirato “Il gatto di Schroedinger“.

Ecco che cosa accadde, senza scendere troppo nei particolari…

La fisica moderna si divide in tre branche: la fisica newtoniana, che aiuta a capire come funziona il mondo che ci circonda; la teoria della relatività, che aiuta a capire come funziona l’universo; e la meccanica quantistica, che spiega la natura delle piccole cose e aiuta a capire un bel niente.

Il modello quantistico è riuscito ad affermarsi ottenendo la conferma sperimentale di molte delle sue ipotesi, tanto che ormai gli scienziati la definiscono la teoria fisica più valida di tutti i tempi.

Ma non per questo è esente da problemi.

Prendiamo l’atomo: anni fa gli scienziati lo immaginavano come un sistema solare in miniatura, con gli elettroni che orbitavano attorno al nucleo come i pianeti intorno al Sole. Peccato, però, che gli elettroni non si comportino come i pianeti. Gli elettroni saltano da un’orbita all’altra senza attraversare lo spazio nel mezzo.

Prendiamo le particelle subatomiche: all’inizio erano immaginate come minuscole palle di cannone. E lo sono, ma al contempo sembrano anche delle onde.

Prendiamo la schiuma quantistica: gli elementi costitutivi più piccoli e insieme fondamentali dell’intero universo fisico appaiono dal nulla per un istante e poi scompaiono di nuovo.

Prendete la sedia su cui sedete: non è proprio solida, riuscite a starci sopra per via delle interazioni dei campi elettrici.

Prendete il mondo in cui viviamo: esiste la possibilità concreta che scompaia – con noi dentro – prima ancora che arriviate in fondo a questa pagina. Non è poi così probabile e non succederà di certo, ma è possibile.

Prendiamo la struttura della realtà: cambia al solo osservarla.

Avrete sicuramente notato un tratto comune a tutti questi esempi: non hanno alcun senso. E non ne avevano nemmeno per Schrödinger nel 1935, ma ciò non gli impedì di studiarli, soprattutto l’ultimo: la realtà che cambia quando la si osserva.

All’epoca era impegnato in una fitta corrispondenza con Albert Einstein ed entrambi ritenevano che i colleghi fisici non interpretassero correttamente le prove. (Einstein affermava di non riuscire a credere che l’universo potesse cambiare solo perché un topo lo osservava.) Poi, un giorno, Schrödinger mise a punto un «esperimento concettuale» per evidenziare fino a che punto fossero ridicole le teorie dei suoi contemporanei.

Nascita dell’enigma di Schroedinger

Qui nasce ” Il gatto di Schroedinger“. Immaginiamo, dice il fisico viennese, un gatto chiuso in una scatola con un apparecchio in grado di somministrargli del cianuro. Nell’aprire la scatola si scopre con certezza se il gatto è vivo o morto. Ma, prosegue Schrödinger retoricamente, è ragionevole supporre che fino a quel preciso istante il gatto si trovi sospeso in una dimensione fra la vita e la morte?

Con suo sommo stupore, all’epoca la stragrande maggioranza dei colleghi fisici rispose in modo affermativo. Perché la conclusione prevalente, nota come interpretazione di Copenaghen della fisica quantistica, è che i gatti possiedano un segretissimo potere da “zombie” che permette loro di essere allo stesso tempo vivi e morti. (Ovviamente gli scienziati non usano la parola «zombie», ma è ciò che intendono.)

E non è l’unico segreto che questi piccoli felini hanno custodito gelosamente. Per generazioni il gatto è stato associato all’occulto e al soprannaturale. A lui sono legate innumerevoli e cupe superstizioni.

In alcuni Paesi, per esempio, un gatto nero che attraversa la strada è foriero di fortuna, ma se è un irlandese a incrociare il suo cammino, ecco che si trasforma in malasorte. Il gatto, di che colore sia poco importa, è da sempre considerato amico e compagno della strega, accoccolato dietro di lei sulla scopa mentre vola agli sfrenati convegni con il demonio. Talvolta i gatti si accompagnano agli dei; per esempio, nella mitologia norrena trainano il carro della gioviale Frejya, ma i felini dell’oscura Ecate godono senz’altro di una fama maggiore. Come mai un animale così tenero e affettuoso si ritrova cucita addosso una reputazione tanto spaventosa? E in che misura potrebbe essere giustificata?

Questi gli argomenti che esploreremo a partire da un’unica, decisiva domanda: perché il gatto è l’animale domestico più diffuso? O, per dirla altrimenti, perché gli esseri umani amano così tanto i gatti? Quesiti di una semplicità ingannevole, perché come vedremo ci immergono di colpo nel misterioso mondo dei gatti, dove ci imbattiamo in una sconcertante varietà di enigmi. Tentando di trovare l’uscita del labirinto, andremo in cerca di indizi nelle leggende, nei miti, nel folclore, nella storia e nella scienza. Analizzeremo alcuni insoliti retroscena storici e, quando necessario, non esiteremo a fare qualche congettura.

Inizieremo passando in rassegna le certezze che abbiamo riguardo al comune gatto domestico, e sarà presto chiaro che questo piccolo animale è tutto fuorché comune: piano piano ci ritroveremo così risucchiati dal mistero.

Perché amiamo i gatti? Come vedremo, la risposta è inaspettata e complessa.

gatto Schroedinger
gatto Schroedinger

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