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LA DISTANZA TRA ME E IL CILIEGIO.

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Nella nostra categoria “Libri” diamo spazio alla lettura riguardante i nostri amici felini. In questo articolo consigliamo la lettura di un libro di Paola Peretti intitolato “La distanza tra me e il ciliegio”. Buona lettura.

LA DISTANZA TRA ME E IL CILIEGIO: LIBRO

• Autore
Paola Peretti
 Titolo
La distanza tra me e il ciliegio
• Genere
romanzo
• Anno
2018

TRAMA

Mafalda ha nove anni, indossa un paio di spessi occhiali gialli e conosce a memoria Il barone rampante di Italo Calvino. Scappa dai professori arrampicandosi sul ciliegio all’entrata della scuola insieme a Ottimo Turcaret, il fedele gatto che la segue ovunque. Su quel ciliegio, sogna perfino di andarci a vivere, ma tra pochi mesi non lo potrà più vedere perché i suoi occhi si stanno spegnendo e un po’ alla volta, giorno dopo giorno, diventerà cieca. È una bambina curiosa e l’idea di rimanere al buio la spaventa: per questo tiene un diario in cui annota le cose che non potrà più fare, come contare le stelle e giocare a calcio con Filippo, il bullo della classe che parla solo con lei.

Grazie all’aiuto della sua famiglia e dei suoi amici, Mafalda capisce che un altro modo di vedere è possibile. Impara a misurare la distanza dal ciliegio accompagnata dal profumo dei fiori e comincia a scrivere un nuovo elenco: quello delle cose a cui tiene e che riesce ancora a fare. Questa è la storia di Mafalda, ma è anche quella di Paola Peretti, una scrittrice dalla forza contagiosa, che ha voluto scrivere il suo primo romanzo quando ha saputo di avere una grave malattia agli occhi. La distanza tra me e il ciliegio, ancora prima della pubblicazione, è stato tradotto in 20 Paesi diventando un caso editoriale internazionale. Un libro che ci insegna a vedere ciò che ancora non esiste, a lottare per i propri sogni.

LA DISTANZA TRA ME E IL CILIEGIO: STRALCIO PRIMO CAPITOLO

Tutti i bambini hanno paura del buio.
Il buio è una stanza senza porte e senza finestre, con i mostri che ti prendono e ti mangiano in silenzio.
Io ho paura solo del mio buio, quello che ho dentro gli occhi.
Non me lo sto inventando. Se me lo stessi inventando, la mamma non mi comprerebbe le paste a forma di pesca con la crema e il liquore, e non mi permetterebbe di mangiarle prima di cena. Se fosse tutto a posto, il papà non si nasconderebbe in bagno come fa quando gli telefona la padrona di casa, che quando chiama lei sono sempre brutte notizie.
«Non preoccuparti» mi dice la mamma mentre lava i piatti della cena. «Vai a giocare in camera tua e non pensare a niente.»
Io rimango un po’ di tempo sulla porta della cucina, cercando di obbligarla a girarsi verso di me con la forza del pensiero, ma non funziona mai. Così ora sono qui, nella mia stanza, a coccolare Ottimo Turcaret, il mio gatto grigio e marrone con un nodo in fondo alla coda. A lui non importa di essere tirato su, rivoltato sul tappeto o rincorso con lo scopettino del bagno. È un gatto, dice papà, e i gatti sono opportunisti. Forse significa che gli piacciono le attenzioni. A me basta che sia disponibile quando ho un problema e sento il bisogno di stringere qualcosa di caldo e morbido. Come adesso.

LA DISTANZA TRA ME E IL CILIEGIO
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